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Evento Apple 27 ottobre: 5 cose + 1

Andrea Nepori | 28 ottobre 2016

Ecco cinque cose che, a mente fredda, mi hanno colpito sull’evento speciale del 27 ottobre.

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Touch Bar

Peccato che qualche ingegnere maldestro ce l’abbia rivelata con un paio di giorni di anticipo, con le foto nascoste dentro l’aggiornamento di Sierra. Certo, lo sapevamo già che sarebbe arrivata, ma la sorpresa ce l’hanno rovinata comunque.
La nuova Touch Bar dei MacBook Pro è Apple allo stato puro. Ovvero un’ottima idea, che qualcun altro magari aveva già pensato di sviluppare ma che nessuno finora aveva mai implementato con questa precisione, sia d’intenti che di esecuzione. L’integrazione software, da quel che si è potuto vedere, è notevole.
Interessante notare che a Cupertino, dove cambiare idea e fare inversioni a u è considerato normale e plausibile, Jony e co. non abbiamo mai rinunciato ad un assunto fondamentale: il monitor principale non si tocca, nel vero senso della parola. Vuoi per ragioni ergonomiche, vuoi per ragioni puramente estetiche. Non mi stupirebbe scoprire che a Cupertino esiste un MacBook Pro con schermo multitouch, scartato e mai commercializzato perché l’alone delle ditate sul monitor, a lungo andare, è troppo antiestetico.

Addio ai display esterni

Durante l’evento speciale Apple non solo non ha presentato alcun nuovo schermo Retina esterno da accoppiare ai nuovi MacBook Pro, ma ha anzi pubblicizzato in maniera esplicita un modello della concorrenza, l’LG Ultrafine 5K display.
E’ di fatto il sostituto ufficiale del Thunderbolt Display, che non avrà alcun successore. Come ha confermato Nilay Patel su Twitter, Apple è “out of the standalone display business”.

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Touch ID, ovvero come rendere inviolabili pure i Mac

Si sapeva che prima o poi il Touch ID sarebbe arrivato, in qualche modo, anche sui Mac. L’elemento più importante di questa novità, accennato solo en passant da Phil Schiller durante la presentazione, è che anche sui Mac Apple ha implementato l’enclave sicura in cui vengono salvati i dati – hashati, salati e in poche parole resi sicuri e anonimi – delle impronte digitali. Da qui alla possibilità di una cifratura totale della memoria nel prossimo futuro, in pieno stile iOS, il passo è breve. E del resto si può già sapere quando questo scenario si avvererà: con l’implementazione dell’Apple File System, per ora disponibile come beta limitata per gli sviluppatori su Sierra e forse destinato ad un debutto generale con il prossimo macOS.
AFS, fra le altre novità, integra molteplici modalità di cifratura dei volumi. Accoppiato con il Touch ID, c’è di che far sudare freddo l’FBI.

Sui prezzi e sul futuro dei PC

E’ vero, i nuovi MacBook Pro costano troppo. Tralasciamo il fatto che nessun dottore vi obbligherà a comprarli per migliorare la vostra salute o per accedere all’erogazione di servizi civici fondamentali. Qual è il problema? Sarà il mercato a decidere il successo o l’insuccesso di questa politica. Che è tutto, tranne che dissennata.
Dietro c’è un preciso calcolo, che sembra ricalcare anche un ragionamento analogo applicato da Microsoft ai suoi nuovi (e bellissimi) Surface, che guarda caso costano pure quelli un occhio e mezzo della testa. Il ragionamento, io credo, è questo: il mercato dei PC è cambiato; serva una focalizzazione maggiore su un tipo di professionista smart, ma soprattutto più giovane, abituato a toccare i suoi schermi (e qui si torna ad una sostanziale differenza di interpretazioni su come attuare questa visione); ma il professionista, che di solito può permettersi strumenti più costosi, non farà troppe storie sul prezzo di un prodotto di questa potenza; chi volesse comprarsi la stessa aura di prestazioni senza compromessi (più o meno), dovrà pagare il prezzo che il professionista è disposto a pagare.

E’ un ragionamento cinico? Si. E’ anche l’unico modo per interpretare in maniera intelligente il declino del mercato PC e la sua fondamentale trasformazione in favore del mobile. In questo caso direi anche: benino Apple, che alla fine ha solo fatto professione di coerenza con una propria grande visione, spostando solo l’asticella più in alto. Benissimo invece Microsoft, che con i Surface desktop ha stupito ampiamente e dimostrato uno spirito d’innovazione inedito. Bravissimo Satya Nadella, per il modo in cui sta plasmando l’azienda di Redmond per adattarla al futuro.

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Verso l’USB C

Lo abbiamo detto più volte anche durante i nostri podcast, con Lucio e Lorenzo: se Apple non avesse investito così tanto sulla Lightning, e l’USB-C fosse arrivata a compimento un po’ prima, forse ora sull’iPhone avremmo un connettore di questo tipo. Va precisato che le quattro porte dei nuovi MacBook Pro non sono semplici USB-C, ma Thunderbolt 3, che ne condividono il fattore di forma e offrono una compatibilità totale, ma sono molto più capaci e performanti.
Ci aspettano anni di calvario fra cavetti che si perdono facilmente e adattatori di ogni foggia, ma gradualmente il formato della USB-C diventerà, per fortuna, uno standard diffuso e accettato.
E poi guardiamo il lato positivo: sui MacBook Pro la presa jack c’è ancora. Forse era finito il coraggio durante le operazioni di rimozione del Mag-Safe e del lettore di schede SD.

Bonus: quel birichino di Craig

Lo aspettavamo in gloria e Craig Federighi, il SVP cabarettista, non ha deluso. Brivido nelle squadre della censura morale a Cupertino quando Hair Force One si è lasciato scappare una battuta dai toni vagamente sessuali all’indirizzo di Schiller, che lo aveva aiutato nella demo della Touch Bar. “Fantastic fingerjob, Phil”. Angela Ahrendts, in prima fila, ha (sor)riso di gusto.

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